Bianca come la neve

Di Valeria Campinoti

If you wanna hang out, you’ve gotta take her out;
Cocaine.

La cocaina si ottiene dal trattamento delle foglie di coca, che vengono prodotte da una pianta che cresce spontaneamente in natura, soprattutto nelle zone dell’America Centrale e Meridionale.

Dal 1970 in poi, la cocaina si diffonderà in tutto l’Occidente, soprattutto per via delle aspettative positive legate a questa sostanza: migliorare le performance lavorative, incrementare le prestazioni, mantenere per lungo tempo la concentrazione e l’attenzione, alzare i livelli di energia, prolungare le attività sessuali.

In virtù delle aspettative positive, il soggetto è solo parzialmente consapevole dei reali effetti della cocaina ed è convinto del fatto che sia in grado di controllare la sostanza, specie se ne fa un uso occasionale. Tuttavia, in questa particolare fase, iniziano già ad emergere problematiche nella vita quotidiana del soggetto. Il passaggio da un uso sporadico ad un uso compulsivo della sostanza, fino ad arrivare alla dipendenza, generalmente avviene attraverso tre fasi. Nella fase iniziale, il consumatore sperimenta gli effetti energizzanti della sostanza, con un incremento della produttività e della socialità nei rapporti interpersonali. La risposta positiva degli altri rispetto a questi cambiamenti funge da rinforzo, chiaramente negativo, per ricercare una seconda volta la sostanza, visti appunto gli effetti “benefici”. Si passa così alla fase di consolidamento, dove il consumatore sviluppa una assuefazione per gli effetti euforici e aumenta la dose per ottenere ancora gli effetti sperati. La terza fase, infine, è caratterizzata dal mantenimento del comportamento, ma anche dalle cosiddette abbuffate, che possono durare da qualche ora a giorni interi e che si interrompono solo quando il soggetto è sfinito o le scorte di cocaina sono esaurite.

Ciò che differenzia la cocaina dalle altre sostanze stupefacenti è il fatto di non dare mai un senso di sazietà al consumatore, che, chiaramente, fa aumentare ancora di più la dipendenza.

Come cantava Curtis Mayfield nella sua Pusherman:

“Sono la tua mamma, io sono tuo padre, io sono quel negro nel vicolo. Sono il medico in caso di bisogno. Vuoi un po’ di coca?”

Lo spacciatore si presenta come colui in grado di incarnare in sé diversi ruoli, certamente fittizi, asserendo al fatto che il piacere e la soddisfazione che la sostanza può dare possono essere tutti riscontrati all’interno di essa e non fuori, ad esempio nei rapporti interpersonali, e si propone quindi come l’unico in grado di fornire al suo cliente la medicina di cui ha bisogno.

La cocaina può essere assunta in diversi modi: per via nasale, per via orale oppure endovena.

Nel primo caso la cocaina viene inalata attraverso le narici, che attraverso le membrane mucose permettono il passaggio della sostanza nel sistema circolatorio. Gli effetti sono generalmente riconducibili ad uno stato di euforia, ad un’elevata energia e sicurezza in se stessi, ad un eccitamento sessuale. Questi effetti possono durare dai 30 ai 45 minuti e sono tipici della fase iniziale di contatto con la sostanza. A lungo termine, si riscontrano effetti contaminanti della cocaina ed essa può, inoltre, ledere il setto nasale, causandone una deviazione o una perforazione.

Invece, l’assunzione orale della cocaina consiste nel fumare questa sostanza sotto forma di freebase o crack. La cocaina freebase viene definita come la base libera della cocaina e si diversifica da quest’ultima per alcune caratteristiche fisiche. Anche il crack è un derivato della cocaina, che ha come peculiarità quella di essere puro, caratteristica che facilita l’assunzione per via orale. Gli effetti iniziali sono sempre quelli di euforia e ebrezza (il cosiddetto rush), i quali però sono effimeri, perché subito dopo, circa 5 minuti dopo l’assunzione, la sostanza provoca umore depresso, malessere, ansia, craving, irritabilità (il cosiddetto crash). I consumatori di freebase o crack possono diventare, anche in tempi molto brevi, dei dipendenti e sviluppare sintomi psichiatrici significativi, quali paranoia, depressione e labilità emotiva.

Infine, un’altra modalità di assunzione della cocaina è endovena: così assunta, la sostanza arriva al cervello in circa un minuto. Gli effetti sono simili a quando la sostanza viene assunta con il fumo ed essi si estinguono molto repentinamente determinando il crash. L’assunzione di cocaina per via endovenosa può avere ripercussioni sulla stabilità dell’umore, favorendo il passaggio da uno stato maniacale a quello di una disforia agitata. L’esperienza di questa ragazza, Susan, è di grande impatto:

«Non avevo più futuro. Non riuscivo a concepire come poter sfuggire dalla mia dipendenza. Mi sentivo smarrita. Stavo scoppiando e non riuscivo a fermarmi dal continuare ad abusare gravemente di cocaina. Avevo allucinazioni di animali che strisciavano sotto la mia pelle. Li sentivo ogni volta che mi iniettavo la droga e per farli andar via mi raschiavo con l’ago della siringa fino a sanguinare. Una volta ho sanguinato così tanto da dover essere portata all’ospedale»

Esistono, inoltre, numerosi rischi rispetto alla modalità di iniezione della sostanza: infatti, le siringhe infette possono portare a contrarre AIDS, infezioni di vario genere ed epatiti.

Nonostante le innumerevoli ripercussioni negative sulle attività psichiche, sul fisico e sulle competenze sociali del soggetto, i dati statistici riportati in una recente relazione dell’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze, affermano che la cocaina è la seconda sostanza illegale consumata, dopo la cannabis.

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