Quanto ti costa fumare?

di Gianluca Di Monte

“Chi fuma può causare incendi nei boschi.
Ecco perché non vedrete mai un animale fumare.”
Bill Cosby

Il tabagismo rappresenta uno dei più grandi problemi di sanità pubblica a livello mondiale. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ci dicono che il fumo di tabacco rappresenta la seconda causa di morte nel mondo e soprattutto la principale causa di morte evitabile, se stimiamo che quasi 6 milioni di persone perdono la vita ogni anno, e tra queste oltre 600.000 sono non fumatori esposti al fumo passivo.

La dipendenza da tabacco è provocata dall’azione della nicotina, un alcaloide volatile che è contenuto in proporzione del 0,6 fino al 7-9% nelle foglie della pianta; altre sostanze tossiche (parliamo di 4000 sostanze nocive) intervengono totalmente, rimarcando l’azione nociva della nicotina. Il tabagismo può risultare in forma acuta o cronica, per uso smodato delle foglie (fumatori di sigari, sigarette, pipa), e più di rado per masticazione del tabacco o per fiuto della polvere.

La qualità di vita del fumatore è altamente compromessa, a causa della maggiore frequenza di patologie respiratorie e cardiache (infarto, ictus, ecc.) che possono limitare le attività della vita quotidiana.

La rivista The Lancet ha pubblicato i risultati del Million Women Study, opera del Cancer Research UK & Medical Research Council: l’indagine dimostra che i benefici dello smettere di fumare sono maggiori di quanto sia mai stato dimostrato in studi precedenti. Le donne che hanno smesso di fumare intorno ai 30 anni di età hanno ridotto del 97 per cento il rischio di morte prematura. Chi lo ha fatto a 40 anni ha ridotto di dieci volte la probabilità di morire a causa del fumo rispetto a chi invece non ha interrotto.

Ci chiediamo a questo punto se saranno servite o no le diverse azioni contro l’epidemia di tabagismo, tra le quali la comparsa delle immagini sui pacchetti, l’aumento delle tasse e i limiti alla distribuzione: delle 22 milioni di morti evitate e che sarebbero state attribuibili al fumo, i ricercatori stimano questa suddivisione:

  • 7 milioni di persone risparmiate per l’aumento delle tasse sulle sigarette.
  • 5,4 milioni grazie alle leggi anti-fumo.
  • 4,1 milioni per le informazioni e le avvertenze sulla salute.
  • 3,8 milioni per i divieti di commercializzazione.
  • 1,5 milioni grazie ai programmi di aiuto per smettere di fumare.

Ci sono stati grandi passi avanti, seppur l’85% della popolazione mondiale non ha accesso a programmi per smettere di fumare, il 90% vive in luoghi dove la tassazione del tabacco è al di sotto delle soglie prefissate dall’accordo, e in 10 anni 50 milioni di persone sono morte a causa del fumo.

Il problema è che si è focalizzati troppo sui fumatori e non sui produttori. Ci sarebbe bisogno di maggiore vigilanza sulle attività dell’industria del tabacco, concentrate a livello internazionale nelle mani di quattro grandi compagnie, più la compagnia nazionale del mercato più grande del mondo, la Cina, che da sola conta 350 milioni di fumatori.

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