L’utente e la famiglia

di Antonio Bufano

Il paziente detenuto è un paziente particolarmente complesso.

Essere in una condizione restrittiva genera un vissuto psicologico necessariamente ambivalente, dove il bisogno di uscire dal carcere condiziona negativamente l’emergere e lo sviluppo della motivazione a smettere in maniera definitiva e matura, ed accentua la spinta a manipolare oltre misura gli altri. Chi sta in carcere preme per uscire ed esprime tutta la sua pressione nei riguardi dei familiari, che talvolta possono essere o sentirsi costretti a prendere contatti con noi e ad impegnarsi nel persuaderci sulla bontà del soggetto.

Noi interveniamo su più fronti; sul senso del tempo, perché si strutturi in modo da far evolvere utilmente la motivazione, e raccomandando un sufficiente grado di lucidità nelle manovre descrittive sul paziente. In prossimità dell’uscita dal carcere, occorre preparare opportunamente il terreno per proteggere la persona dal momento più delicato costituito proprio dall’uscita. Il tossicodipendente sente tutta la fretta di volere recuperare un vuoto immenso accumulato nel tempo. Nel contempo in lui agiscono sensi di colpa e una spinta riparativa che deve essere contenuta, elaborata e sostenuta dalla famiglia in modo da potersi svolgere correttamente.

Spesso l’utente sente di doversi ancora una volta attivarsi impulsivamente nel lavoro, perdendo di vista il contatto con la cura.

IL PROGETTO DI RESPONSABILIZZAZIONE ESTESA

Non amiamo particolarmente l’espressione verbale ragazzi per riferirci agli utenti in carico, in quanto ciò implica un movimento regressivo sottile, ma pur sempre fuorviante, e preferiamo piuttosto rintracciare, attivare e dialogare con la parte più adulta delle persone.

Tutte le azioni dell’Operatore devono poter portare all’assunzione immediata della responsabilità in modo diretto e maturo da parte della persona. Comportamenti come telefonare per fissare o disdire un appuntamento segnalano la capacità di gestire direttamente e responsabilmente la propria accoglienza. Pertanto cerchiamo di scoraggiare chiunque si sostituisca in questi ambiti.

Per anni il soggetto tossicodipendente è sfuggito alle sue responsabilità intendendole come un fardello troppo pesante e delegando qualcun altro. Noi riproponiamo l’idea della responsabilità nel suo significato più originale come la capacità di rispondere di sé, di dire semplicemente e senza coperture “Io sono io“. Il tossicodipendente ha sempre chiesto al mondo un accredito di fiducia come un bonus gratuito da incassare a priori.

“Niente di ciò che faccio è colpa mia.”

Noi proponiamo sempre un percorso di conoscenza reciproca prima di concederla. L’Operatore investe nella presenza del familiare fin dal primo momento, qualificandola in modo da avviare un progetto di responsabilizzazione esteso a più attori. Alcuni familiari vorrebbero affrettarsi a mollare l’oggetto rotto da riparare e a preparare inconsapevolmente un ritiro emotivo. Noi ci impegniamo a strutturare una relazione intensa in grado di prevenire opportunamente tale evento. Sappiamo quanto sia importante che ogni familiare diventi in grado di riconoscere e definire il proprio atteggiamento e possa ridefinire le aspettative attorno all’utente, per evitare di aggiungere conflittualità inopportuna e determinare un disinvestimento grave sulla cura.

Specificatamente, prepariamo i familiari a leggere correttamente possibili eventi come la ricaduta. Se da un lato la ricaduta è perfino prevedibile all’interno di un percorso di recupero per la natura recidivante della malattia, in sé costituirebbe un interessante test di responsabilizzazione qualora venga comunicata spontaneamente agli operatori e consenta un approfondimento del lavoro psicoterapeutico.

NUCLEI FAMILIARI, COABITAZIONE E REGOLAZIONE DEL CLIMA

Nel nostro progettare terapeutico i familiari assumono un’importanza consistente ed ineludibile. Accogliamo la famiglia attivando un nuovo gioco, opposto rispetto a quello fino a quel momento giocato, che definiamo a carte scoperte e che costituisce il quadro prioritario all’interno del quale può maturare un cambiamento vero.

Per noi ogni sistema familiare merita la massima attenzione ed il pieno rispetto per evitare forzature inopportune, testarne la tenuta e consentire il suo impiego migliore all’interno del percorso comunitario, che per generare un’alta aspettativa di successo necessita inevitabilmente di una buona qualità partecipativa. Spesso le famiglie arrivano a chiedere aiuto ormai sfibrate e stanche. Spesso sono state escluse o hanno rifiutato percorsi di sostegno. Talora incontriamo genitori anziani gravati da una condizione fisica difficile che sarebbe bene non coinvolgere, che dichiarano la propria disponibilità per senso di colpa.

Diversamente interveniamo su nuclei familiari più idonei o invitiamo a riattivare membri familiari marginalizzati in modo da regolare atteggiamenti emotivi situati tra negazione, complicità, rabbia, paura e risentimento, orientandoli verso forme di sostegno reciproco più evolute. Prestiamo una particolare cura al nucleo coabitante, a chi vive nella stessa casa della persona per valutare la reale capacità di sostegno di ognuno e perché tutti contribuiscano a generare un equilibrio più utile. Diventa altresì importante valutare la stabilità all’interno della relazione affettiva strutturata con un partner, specie se di giovane età, per dare continuità e solidità all’intero percorso comunitario.

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