Il paradosso dell’alcool

Di Valeria Campinoti

 

L’OMS classifica l’alcool fra le droghe. È una droga giuridicamente legale, ma è una sostanza molto tossica per la cellula epatica ed è causa di una dipendenza il cui grado è superiore rispetto alle droghe più conosciute.

L’alcool è in grado di modificare il funzionamento del cervello. Gli effetti a breve termine sono un’iniziale euforia e la perdita dei freni inibitori, ma a quantità maggiori emergono: visione laterale, perdita di equilibrio, difficoltà motorie, nausea, confusione. Quantità elevate di alcol possono portare la persona al coma etilico ed anche alla morte.

Pietro, un alcolista, afferma:

«Quando sono arrivato a 25 anni, mi sono ritrovato incastrato nell’alcolismo. Molte delle mie preoccupazioni principali riguardavano il bere, e tutto il resto veniva in secondo piano. Mi sono reso conto che quando non assumevo alcol provavo un senso di panico e cominciavo a tremare. Se volevo andare avanti senza bere, dovevo affrontare tremori e sudate. Non potevo stare più di qualche ora senza bere»

Il consumo di alcool ha una forte connotazione culturale e si differenzia a seconda dei diversi Paesi europei: non stupisce, infatti, che nei paesi mediterranei l’uso di alcool, come il vino, venga associato principalmente ai pasti e che i super alcolici siano consumati in piccola quantità.

Al contrario accade nei Paesi nordici, dove gli alcolici vengono consumati in compagnia di amici, piuttosto che durante i pasti e si predilige l’uso dei superalcolici o della birra. Nonostante ciò, negli ultimi anni, soprattutto a causa della globalizzazione, queste differenze nel consumo sono diventate sempre più labili e le bevande alcoliche si sono diffuse nei vari Paesi influenzandosi reciprocamente.

In particolar modo hanno beneficiato, per così dire, di queste influenze soprattutto i giovani, che consumano occasionalmente alcolici lontano dai pasti e che sono sempre più interessati ai superalcolici.

In Italia, il primo contatto con le bevande alcoliche avviene fra gli 11 ed i 13 anni ed in relazione a questo, un fenomeno che sta preoccupando sempre di più gli esperti è quello del binge drinking, ovvero del bere con lo scopo intenzionale di ubriacarsi: i giovani assumono questo comportamento rischioso ingerendo una rapida e spropositata quantità di alcolici così da raggiungere più velocemente lo stato di ebbrezza.

La motivazione sottostante a tale comportamento, da un punto di vista psicologico, è quanto più preoccupante: il giovane è consapevole e sceglie razionalmente di mettere in atto il comportamento rischioso di bere fino ad ubriacarsi e perdere il controllo. Questo fenomeno potrebbe ipoteticamente essere ricondotto a ciò che è stata definita da più esperti come la cultura dell’eccesso, dove la ricerca del piacere passa per vie sempre più estreme, i bisogni vengono soddisfatti con modalità compulsive e non esiste la logica del rifiuto o dell’attesa. L’alcool si inserisce in questo contesto come un mezzo distorto per agire sul tempo ed alienarsi dall’utilizzo a cui era inizialmente destinato.

Secondo una ricerca del Ministero della Salute del 2011, un giovane su 4, di età compresa fra i 15 ed i 29 anni, muore a causa dell’alcool. Questa sostanza rappresenta il primo fattore di rischio di invalidità, mortalità prematura, soprattutto a causa di incidenti stradali, e malattia cronica. Nonostante ciò, quando si parla di droghe, l’alcool difficilmente viene menzionato, ma le cifre parlano da sole.

È molto importante, in conclusione, far crescere la consapevolezza sui reali pericoli dell’uso e dell’abuso dell’alcool, in modo da assumere comportamenti idonei in fatto di consumo di bevande alcoliche.

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