Una vita in vena

di Valeria Campinoti

Secondo un rapporto del 2016 del Centro di Monitoraggio Europeo su Droghe e Tossicodipendenze l’overdose da oppiacei, soprattutto da eroina, è la principale causa di morte tra i consumatori di stupefacenti in Europa.

In Italia, nell’ultima indagine del Dipartimento Politiche Antidroga del 2011, lo 0,25% della popolazione generale presa in considerazione su un campione di 12.323 soggetti di età compresa fra i 15 ed i 64 anni, ha affermato di aver consumato eroina nell’ultimo anno; di questa percentuale lo 0,6% sono adolescenti. Quando è stato chiesto a degli adolescenti perché avessero iniziato a fare uso di droga in primo luogo, il 55% di loro ha risposto che era stato a causa della pressione esercitata dai loro coetanei. Volevano sentirsi parte del gruppo e accettati, e questo gli spacciatori lo sanno, soprattutto quando per invogliare l’adolescente a comprare l’eroina, dicono che l’eroina darà loro il miglior sballo che abbiano mai avuto. Loro pensano che la droga sia una soluzione. Ma alla fine la droga diventa il problema.

Dopo una prima fase di implemento in contesti sanitari, l’eroina attorno agli anni ’80 veniva principalmente consumata da ristrette cerchie della popolazione, individuabili come dei sottogruppi distinti di tossicodipendenti che venivano emarginati e socialmente discriminati, soprattutto dopo la diffusione dell’HIV. Recentemente, si è registrato un rinnovato interesse per l’eroina, utilizzata soprattutto per contrastare gli effetti negativi provocati da altre sostanze. Quello che è opportuno sottolineare è che attualmente l’assunzione di droghe e il mondo della tossicodipendenza non è più strettamente connesso ad uno status socio-culturale determinato come negli anni passati, ma, al contrario, ogni ambiente e società risulta essere permeato da dipendenze di vario genere.

L’eroina può essere inalata, aspirata, fumata o assunta endovena. Subito dopo l’assunzione si riscontra uno stato di euforia e benessere, una riduzione delle tensioni fisiche e psicologiche, un abbassamento dei livelli di ansia, un senso di calore e distacco dalla realtà.

Questa prima fase viene descritta molto bene da Eugenio Finardi nel testo della canzone Scimmia:

Il primo buco l’ho fatto una sera a casa di un amico così per provare e mi ricordo che avevo un po’ paura: c’è molta violenza in un ago nelle vene, ma in un attimo una fitta di dolore un secondo da aspettare, poi un’ondata dolce di calore quasi come nell’amore.

Questi effetti durano, però, solo qualche minuto e lasciano presto il posto a conseguenze come: stipsi, miosi (il restringimento estremo della pupilla), apatia, difficoltà nel concentrarsi, riduzione dell’attività motoria e psicologica, ipotermia, lingua impastata, vomito, aborto spontaneo per le donne incinte, morte per overdose. A lungo termine l’eroina può provocare un abbassamento delle difese immunitarie, infezioni di vario tipo, impotenza ed infertilità, malattie infettive come l’AIDS/HIV, Epatite B o C, a causa dell’uso di siringhe e aghi non sterilizzati e dallo scambio degli stessi fra i consumatori.

La sindrome astinenziale può presentarsi anche dopo poche settimane di regolari assunzioni e inizia dopo 8-12 ore dall’ultima somministrazione. Questo è ciò che racconta un eroinomane, intervistato da una rivista qualche anno fa:

Ci siamo lasciati fottere. Abbiamo pensato che era un modo diverso per dire basta, per avvicinarci a una vita migliore. Siamo stati stupidi, ingenui. Il clima s’è fatto pesante. Abbiamo iniziato a campare per il buco. Contava solo quello. Solo quello. Sono finiti i sogni, le speranze. E’ finito tutto. Ci siamo buttati tutto nelle vene. Anche la nostra vita.

I trattamenti per la disintossicazione da eroina sono effettuati sotto uno stretto ed attento controllo medico, dal momento che vengono utilizzati dei farmaci come metadone, clonidina, naltrexone, buprenorfina. Questo trattamento, certamente, non è esaustivo per la cura del paziente dipendente, ma deve essere sempre affiancato da percorsi terapeutici a lungo termine.

Trascorri l’intera giornata cercando o prendendo droga. Sei su di giri per tutto il pomeriggio, la notte vai a dormire “fatto” di eroina. E vivi solo per questo. Sei in una prigione. Puoi sbattere la testa contro il muro, senza fermarti, ma non vai da nessuna parte. Alla fine, quella prigione diventa la tua tomba.

Per quanto sia difficile affrontare i propri problemi, le conseguenze dell’uso di droga sono sempre peggiori del problema che si sta cercando di risolvere.

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